20/07/2026
Nell’esposizione “Chiaroscuro primigenio” ritratti, nature morte, paesaggi, omaggi ai grandi della fotografia: tutti realizzati oggi dal fotografo del Pesarese con la tecnica del collodio umido, come nell’Ottocento
Si intitola “Chiaroscuro primigenio” ed è la mostra in corso a Senigallia (palazzetto Baviera fino al 27 settembre) con i lavori al collodio umido di Massimo Marchini, fotografo di San Lorenzo in Campo, nel Pesarese. Si tratta di una tecnica nata a metà Ottocento, agli albori della fotografia. Richiede tempi rapidi di esecuzione: la soluzione sensibile alla luce, estremamente volatile, viene stesa su una lastra di vetro e il processo va completato prima che si asciughi. Vengono prodotte immagini che sono ciascuna un originale unico.
“Una tecnica che consente di riappropriarsi del proprio tempo, della propria dimensione umana, facendo qualcosa che sia diverso dall’omologazione quotidiana del computer e della fotografia digitale”, spiega Marchini che si è anche costruito da solo la macchina fotografica mettendo insieme pezzi presi ai mercatini online e montandoli su una cassa di legno da vini.
“Non usa questa tecnica per nostalgia – sottolinea il curatore della mostra, Alberto Polonara – ma perché in questo modo riesce a mostrare quello che lui ha in mente, i toni di grigio che ama”.
Sia Marchini sia Polonara (le loro voci nel servizio) sono tra gli animatori del movimento Slow Photo Senigallia, per la riscoperta delle tecniche fotografiche analogiche. L’esposizione è promossa dal Comune di Senigallia.